Storia di Ebla
Storia degli scavi
Storia di Ebla
 
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Tavolette degli Archivi di Stato
Ebla ha conosciuto, come centro urbano, tre grandi periodi di sviluppo, nel Periodo Protosiriano maturo, tra il 2400 e il 2300 a.C., nel Periodo Protosiriano tardo, tra 2200 e 2000 a.C. e nel Periodo Paleosiriano arcaico e maturo, tra 2000 e 1600 a.C. Ognuna di queste fasi maggiori, di cui la più antica è susseguente ai lunghi decenni di formazione della città protosiriana arcaica ancora mal conosciuta, si concluse con una grave distruzione: la prima, verso il 2300 a.C., fu opera dell’esercito akkadico, guidato dal grande Sargon di Akkad, il fondatore della dinastia; della seconda, verso il 2000 a.C., è ignoto l’autore, ma non è escluso che sia da porre in relazione con spedizioni dei re della III Dinastia di Ur e con disordini provocate dagli Amorrei, che subito dopo presero il potere su gran parte della Mesopotamia e della Siria ; a portare a compimento la terza definitiva distruzione, verso il 1600 a.C., fu con ogni probabilità una coalizione di Hittiti e Hurriti, di cui furono protagonisti il grande re paleohittita Mursili I e un ignoto re di Ninive, chiamato Pizikarra.
   
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Blocchetti di Lapislazzuli rinvenuti nel Palazzo Reale G








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Parti di statuette, rivestimenti e lamine in oro dal Palazzo Reale G
Nel Periodo Protosiriano maturo Ebla era la città più importante della Siria settentrionale interna e intratteneva rapporti politici e commerciali con i Paesi di Sumer e di Akkad, in particolare con le città di Kish e Ur, documentati dai testi degli Archivi di Stato e dall’archeologia del Palazzo Reale G, e probabilmente con l’ Egitto dei Faraoni, documentati dal ritrovamenti di preziosi vasi in pietra di fattura faraonica con i nomi di Chefren della IV Dinastia e di Pepi I della VI Dinastia. Ebla dominava le rotte dei commerci internazionali tra Eufrate e Mediterraneo che portavano argento verso la Mesopotamia e legname verso la Mesopotamia e verso l’Egitto, facevano affluire lapislazzuli dal lontano Afghanistan e portavano forse l’abbondante oro nubiano dall’Egitto.
Ebla si sviluppò in pochi decenni da una potente città-stato alla capitale di uno stato territoriale piuttosto esteso in tutta la Siria settentrionale interna dall’area a sud delle montagne del Tauro fino alla regione di Homs, mentre negli anni degli Archivi Reali sviluppò ambizioni protoimperiali, combattendo Mari, alleandosi con Nagar, Khamazi e Kish e infine soccombendo al potere militare dell’Akkad del grande Sargon, che potrebbe aver voluto stroncare il controllo che Ebla stava imponendo sulle rotte commerciali dalla Mesopotamia all’Egitto.
   
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Statua reale assisa dal Tempio P2 (TM.86.P.314)


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Testa di Statua Femminile dal Tempio P2 (TM.89.P.318)


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Ori dalla tomba del Signore dei Capridi (Area Q)
Nel periodo Protosiriano tardo, dopo una fase oscura, Ebla risorse, tornando a essere un centro commerciale di qualche importanza, come documenterebbero testi di Lagash e di Ur, che citano la regione di Ebla come fonte di legname pregiato per la costruzioni sacre di Lagash, o la presenza di “uomini di Ebla”, che recavano mobili intarsiati e preziosi tessuti ricamati alla corte dei re della III Dinastia di Ur. Anche questa fase, assai poco nota archeologicamente ad Ebla, si concluse tragicamente, con una radicale distruzione, probabilmente, come si è detto, in un periodo di probabile crisi microclimatica, di ridotta ricchezza economica, di forti tensioni sociali e di accentuati movimenti di gruppi seminomadi, culminati con l’affermazione di principi morrei.
Nel Periodo Paleosiriano arcaico, però, verso il 2000 a.C., con una consistente disponibilità di forza-lavoro, la città venne nuovamente ricostruita, con ampi lavori di sbancamento nella Città Bassa, che rimossero quasi completamente gli strati più antichi, per ottenere terra con la quale erigere i possenti terrapieni in terra battuta, che saranno l’imponente cinta muraria della città paleosiriana. Questa città rifondata, che di nuovo dovette avere un ruolo assai rilevante nella Siria settentrionale interna, fu edificata sulla base di un progetto unitario, che prevedeva, attorno alla Cittadella centrale, dove si innalzavano il Palazzo Reale E e il Tempio di Ishtar, nella Città Bassa, un anello di importanti, e talora imponenti, edifici pubblici - palazzi e templi -, oltre i quali si trovavano quartieri di abitazione, che arrivavano fino alla base dei terrapieni, sui quali si aprivano quattro porte urbiche e furono innalzate possenti forti e minori edifici di spiccata funzione difensiva.
É certo questa la città che venne ricordata, pochi decenni dopo la distruzione dle 1600 a.C., in un poema bilingue hurrito-hittita, chiamato il “Poema della liberazione”, scoperto nella capitale hittita Hattusa, la moderna Boghazköy, e risalente al XV secolo a.C., come la “Città del Trono”, il cui re veniva definito “Stella di Ebla”. La città cantata nel poema di Hattusa doveva essere la principale alleata di Aleppo, capitale del potente regno di Yamkhad, succeduto certo nel Periodo Paleosiriano classico all’egemonia di Ebla del Periodo Paleosiriano arcaico e non sopravvisse alla distruzione recata dalle forze congiunte di Hittiti e Hurriti. Lo sconvolgimento prodotto dalle spedizioni dei grandi re paleohittiti Hattusili I e Mursili I contor Aleppo ed Ebla portò, infine, anche, in un probabile quadro di grandi alleanze tra Hittiti, Hurriti e Cassiti, alla distruzione, nel 1959 a.C., della stessa Babilonia, dove regnava l’ultimo discendente del grande Hammurabi.
   
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Figurina femminile ellenistica dipinta (TM





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Iscrizione Cufica
Da questo disastro Ebla non si risollevò più: le rovine ancora imponenti soprattutto del Palazzo Reale E e del Palazzo Meridionale, furono immediatamente occupate da squatters, con piccoli e poveri adattamenti delle strutture conservate, che tentarono di ricostruire frammenti di una realtà urbana soprattutto nei decenni successivi al 1600 a.C., ma senza successo. Il sito di Ebla subì una progressiva ruralizzazione, con un’occupazione ancora più limitata nell’ Età del Ferro, mentre nel Periodo Persiano-Ellenistico la sola Acropoli appare occupata da un palazzetto rurale, con forte evidenza di produzione tessile.
In Età Tardo-Romana e Bizantina il sito, forse già designato con il toponimo di Mardikh, fu sede di una piccola installazione monastica, mentre le cronache della I Crociata ricordano, alla fine del 1098, episodi relativi al sacco della città di Ma’arret en-Nu’man, che potrebbero essere connessi ad un’occupazione del sito da parte degli stessi Crociati: questa occupazione del tutto temporanea, potrebbe esser documentata archeologicamente dalla presenza di un muro in pietra, che sbarrava le rovine emergenti dell’antica Porta di Damasco, per il quale furono riutilizzate, ponendole rovesciate, pietre con iscrizioni arabe in caratteri cufici recanti invocazioni a Allah.
 
 
 

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