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Il Palazzo Reale G
 
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Gli Archivi Reali

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Il podio nella Corte delle Udienze

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Ricostruzione dello Stendardo di Ebla

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La Scala Cerimoniale

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Parrucca in steatite

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Ricostruzione dello Stendardo di Tabur-Damu

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Statua in oro della regina seduta TM.07.G.230

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Statua in argento della regina stante TM.07.G.231

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Tavolette in situ nell'Archivio

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Tavolette in situ nell'Archivio
Il Palazzo Reale G del Periodo Protosiriano maturo fu fondato probabilmente intorno al 2400 a.C. e fu distrutto, dopo un accanito saccheggio, a seguito della conquista negli anni attorno al 2300 a.C., con ogni probabilità ad opera di Sargon di Akkad, che si vanta in una sua iscrizione di aver nelle sue mani Mari, Yarmuti ed Ebla.
Il Palazzo occupava gran parte dell’Acropoli di Ebla ed era un edificio polifunzionale con quartieri cerimoniali, residenziali, amministrativi, artigianali, di immagazzinamento, che, con le sue propaggini ai piedi della collinetta naturale innalzata dagli insediamenti più antichi, si estendeva anche in parte nella Città Bassa. Nell’ultima fase di vita di Ebla protosiriana fu costruito, sulla sommità orientale dell’Acropoli, il monumentale Tempio Rosso, che in parte ricoprì un’ala periferica dell’edificio palatino, con il quale era certamente collegato con funzioni di santuario dinastico.
Rispetto alla notevole dimensione del Palazzo, che quasi certamente si estendeva per larga parte dell’Acropoli, si conoscono solo alcuni quartieri, posti in posizione periferica rispetto al nucleo maggiore del complesso monumentale: in particolare, il Quartiere Amministrativo, ai piedi occidentali dell’Acropoli, che era certo la sede principale del governo della città; la Corte delle Udienze, costituita da un ampio spazio porticato posto come cerniera tra le fabbriche dell’Acropoli e la Città Bassa; l’Ala Nord-Ovest sul declivio occidentale dell’Acropoli, dove furono trovati preziosi resti di mobili di corte intarsiati; l’Unità Ovest del Complesso Centrale, con serie di vani adibiti alla preparazione alimentare; i magazzini di ceramica dell’Unità Sud dello stesso Complesso Centrale, sul pendio meridionale dell’Acropoli; un quartiere residenziale forse di un alto funzionario nella zona meridionale, denominato Quartiere Meridionale.
Al palazzo si accedeva tramite tre ingressi, tutti collegati con la Corte delle Udienze: la Scala Cerimoniale, costruita a quattro rampe con gradini intarsiati di madreperla in un torrione nell’angolo Nord-est della Corte delle Udienze, che metteva in comunicazione diretta la Corte con i quartieri residenziali del re, della regina e della corte costruiti certo nelle regioni centrali e settentrionali dell’Acropoli e non ancora scavati; il Portale Monumentale, che era l’ingresso principale, se non unico, al complesso delle fabbriche del Palazzo sulla sommità dell’Acropoli, con una scalinata messa in luce per una lunghezza di 22 m, con bei gradini in pietra; e l’ingresso al Quartiere Amministrativo, nel settore più meridionale del portico orientale della Corte delle Udienze, che immetteva, con una bella porta dalle soglie di basalto decorate con due gradini intarsiati di madreperla, nella regione dove erano la Sala del Trono e forse il Tesoro e si apriva a fianco del Grande Archivio.
La decorazione dell’edificio, conservata in frammenti che danno solo una pallida idea della ricchezza originaria degli arredi, comprendeva pannelli parietali compositi rivestiti di lamine d’oro, con figure ripetute di dignitari e immagini del sovrano, statue regali polimateriche, a grandezza quasi naturale, mobili di legno intarsiato di grande pregio artistico. I materiali usati erano il legno come base per la maggior parte degli arredi, il calcare, la steatite, l’alabastro e altre pietre, anche di importazione, come il prezioso lapislazzuli, per parti degli oggetti, come gli abiti delle immagini umane, le capigliature e i copricapo e la foglia d’oro o d’argento per rappresentare la pelle nuda o per decorare ulteriormente i mobili di legno intarsiato.
Un particolare e ricco tipo di arredo, di cui restano solo pur importanti frammenti, è costituito dagli stendardi che i membri della famiglia reale e gli alti dignitari dovevano esibire nel corso delle cerimonie più importanti: lo stendardo comprendeva un supporto verticale, sopra il quale, su una piccola piattaforma, era posto, più frequentemente un simbolo del personaggio, un animale rappresentativo della divinità che lo proteggeva, o una figura umana che ne indicava la funzione. Un solo stendardo è stato ricostruito quasi interamente, il cosiddetto “Stendardo della maliktum”, cioè della regina, che rappresentava probabilmente l’ultima sovrana di Ebla, in raccoglimento di fronte alla statua di una regina madre defunta.
Alla prima fase di vita del Palazzo appartengono, invece i resti di un altro importante monumento figurativo ad intarsi: il cosiddetto “Stendardo della Vittoria”, un grande pannello a registri orizzontali, in cui diverse figure di soldati eblaiti in trionfo, con nemici sconfitti prigionieri, teste spiccate di nemici uccisi, o parti del bottino, sono rappresentate in marcia verso la figura di grandi dimensioni del sovrano frontale, largamente perduta. I registri con i soldati si alternano a registri con la raffigurazione di gruppi con un’aquila leontocefala, simbolo del dio della guerra, Rashap, che sovrasta coppie di tori androcefali.
Nel Palazzo, che era il luogo primario di accentramento e redistribuzione della produzione agricola che costituiva la base originaria della ricchezza della città protosiriana, venivano anche raccolte merci preziose provenienti dall’estero. Ebla era uno dei maggiori centri posti lungo la grande rotta del commercio internazionale sulla lunga distanza, che collegava il Golfo Arabo-Persico con il Mare Mediterraneo e lungo la quale venivano trasportate, da Sud a Nord, lapislazzuli, originario dell’Afghanistan, conchiglie del Mar Rosso e altre pietre pregiate per ornamento e costruzione e, da Nord a Sud, metalli dall’Anatolia e legname, soprattutto il pregiato cedro del Libano, dalle montagne della Siria. Il ritrovamento, nel Quartiere Amministrativo del Palazzo Reale G, di oltre 40 kg di lapislazzuli non lavorato è una eccezionale, e finora unica nel Vicino Oriente, testimonianza di questi fecondi rapporti commerciali di alto livello.
La scoperta più rilevante avvenuta nel Palazzo Reale G sono i diversi nuclei degli eccezionali Archivi di Stato della città protosiriana, con oltre 17.000 numeri di inventario, tra tavolette intere, grossi frammenti e scaglie. Questi famosi testi cuneiformi stanno consentendo la ricostruzione  non solo dell’economia e della società della grande città della Siria settentrionale interna nel Periodo Protosiriano maturo, ma anche di aspetti della storia, della religione e della cultura di una regione più ampia, fino oltre l’Eufrate.
 
 
 

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