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Gli Archivi di Stato
 
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Tavoletta cuneiforme: consegne di metalli (TM.75.G.2429)

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Sala dell'Archivio con tavolette in situ

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Sala dell'Archivio con tavolette in situ

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Tavoletta cuneiforme: testi di scongiuro sumerici (TM.75.G.1722)

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Tavoletta cuneiforme

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Ricostruzione della Sala d'Archivio con la distribuzione delle tavolette negli scaffali

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Tavolette contabili trovati nei piccoli vani contro la parete est della Sala del Trono

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Sala dell'Archivio con tavolette in situ

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Coperchio con iscrizione di Pepi I (TM.77.G.600)
Gli Archivi di Stato di Ebla protosiriana, portati complessivamente alla luce tra il 1974 e il 1976, rappresentano un ritrovamento di importanza rivoluzionaria che si inserisce, per l’antichità e la quantità dei testi, tra le massime scoperte di archivi del mondo cuneiforme dalla metà dell’Ottocento. Come ha affermato I.J. Gelb, l’autorevolissimo decano degli studi assiriologici di Chicago, la Missione Italiana, con gli scavi di Ebla e la scoperta degli Archivi ha portato alla rivelazione di una nuova cultura, di una nuova lingua e di una nuova storia.
Fino alla scoperta delle tavolette protosiriane di Ebla, infatti, si riteneva che la Siria preclassica non avesse conosciuto la scrittura fino a poco prima dell’età di Hammurabi di Babilonia, nel XVIII secolo a.C., quando si datano gli Archivi Reali di Mari, un sito sul medio Eufrate di cultura, peraltro, prevalentemente mesopotamica, scoperti tra il 1934 e il 1936. I testi degli Archivi di Ugarit, un sito della costa del Mediterraneo in Siria settentrionale, riportati alla luce a partire dal 1929, che hanno restituito il più antico alfabeto della storia e costituiscono l’altra grande scoperta epigrafica avvenuta in Siria tra le due guerre mondiali, risalgono al XIV-XIII secolo a.C. Nel 1979in occasione del cinquantenario degli scavi di Ugarit, lo stesso C.F.A. Schaeffer, lo scopritore di Ugarit, affermò che Ebla è una Ugarit più antica di un millennio.
Gli oltre 17.000 numeri di inventario di tavolette cuneiformi degli Archivi Reali di Ebla, scoperti nella maggiore Sala d’Archivio e in alcuni depositi minori del Palazzo Reale G, derivano dalla frammentazione di circa 5.000 tavolette originarie, di cui, peraltro poco meno di 2.000 ci sono pervenute intatte. Queste tavolette, che risalgono agli anni compresi tra il 2350 e il 2300 a.C., costituiscono un patrimonio inestimabile di informazioni sulla struttura economica, l’articolazione  sociale, le relazioni internazionali, le credenze religiose, l’amministrazione statale, la cultura letteraria, la vita quotidiana.
I testi degli Archivi, che riguardano tre re che si sono succeduti per circa un cinquantennio sul trono – Igrish-Khalab, Irkab-Damu, Ishar-Damu –, sono  in maggioranza documenti economici e amministrativi, analitici e sintetici, anche mensili e annuali, che registrano entrate e uscite dal Palazzo: cereali, tessuti, metalli venivano consegnati all’amministrazione centrale, per essere poi distribuiti ai funzionari e al personale, sotto forma di razioni, o come elargizioni straordinarie in occasioni particolari, come le numerose cerimonie legate alla famiglia reale. Analizzando questi documenti è stato anche possibile ricostruire aspetti particolari della vita di Ebla e del suo territorio, come le fiere e i mercati, che avevano luogo in villaggi della regione di Ebla, o le guerre che la città combatté, soprattutto contro Mari, la potente e ricca città sul medio Eufrate, con cui era in diretta concorrenza per il dominio delle rotte commerciali.
Negli Archivi di Stato erano anche conservate lettere dei sovrani, trattati internazionali – i primi della storia dell’umanità – pochi testi letterari, di difficile interpretazione, dagli inni agli scongiuri, testi lessicali monolingue i bilingui. Questi ultimi, che sono i più antichi dizionari della storia dell’umanità,  sono del più grande interesse, perché rivelano come ad Ebla vi fosse una scuola scribale avanzata, collegata con le maggiori scuole della Mesopotamia, in particolare con quelle di Mari e di Kish, ma soprattutto perché forniscano per più di 1.500 lemmi le corrispondenze tra le parole sumeriche ed eblaite.
L’economia di Ebla protosiriana era fondata su un’integrazione spinta tra agricoltura estensiva, pastorizia prevalentemente di caprovini e di bovini e sfruttamento delle montagne del Libano, dell’Amano e del Tauro per l’approvvigionamento del legname, del rame e dell’argento. Il potere economico della città si accrebbe fortemente in un breve giro di anni nell’età degli Archivi per gli intensi rapporti con Paesi anche assai lontani, dall’Egitto all’Afghanistan, dai quali i signori di Ebla ricevevano, in quantità rilevanti, rispettivamente l’oro della Nubia e il lapislazzuli del Badakhshan.
Tra i tanti testi già studiati, tradotti e interpretati si segnalano quelli relativi al Rituale per il rinnovamento della regalità, una lunga cerimonia, che durava tre settimane e durante la quale il re e la regina, accompagnati dalle statue delle massime divinità, Kura e Barama, uscivano da Ebla, per recarsi in visita presso i sepolcri degli antenati regali divinizzati e compiere una serie di sacrifici e riti in preparazione del ritorno ad Ebla nel Tempio di Kura, dove avveniva la consacrazione finale della coppia regale, immagine terrena di quella divina.
I dati concernenti la società protosiriana di Ebla rivelano, da un lato, la rilevante posizione delle dame di corte in generale e in particolare di alcuni personaggi, come la regina Dusigu, che forse resse per qualche tempo il trono durante la minore età del figlio, e, dall’altro, la suddivisione del potere tra il re e il visir, il primo ministro, che, soprattutto verso la fine dell’età degli Archivi, tramandava la propria funzione al figlio e giunse a imparentarsi direttamente con la famiglia reale.
 
 
 

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